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Il Monte San Paolo e il suo Cippo di Garibaldi: la storia

Chi, passando in cima al Monte San Paolo, a piedi, in Mtb o in auto, non ha mai notato il Cippo di Garibaldi? A primo impatto sembrerebbe un Cippo come se ne vedono tanti, ma questo punto, ha una valenza molto più importante di quanto non si possa immaginare.

Siamo nel luglio del 1849 e la colonna Garibaldi è nel Montefeltro durante gli ultimi sanguinosi combattimenti durante la  prima guerra di indipendenza contro gli austriaci, ma facciamo un passo indietro.

La corsa verso Venezia e la battaglia contro gli austriaci

Uscito da Roma alle ore 20 del 2 luglio 1849 Garibaldi, con circa 3.983 uomini e 819 cavalli, per un intero mese riesce a sfuggire alla caccia degli austriaci comandati dal dal maresciallo Radetzky, con l’ordine di uccidere lui ed i suoi uomini a vista. L’intento era quello di raggiungere Venezia che ancora resisteva agli austriaci. Con il passare dei giorni e delle battaglie però, il suo reggimento perse progressivamente uomini.

Garibaldi e il Monte San Paolo, porta di accesso a San Marino

Proprio nel Montefeltro il fronte nemico si fece ancor più sanguinosa con epiloghi drammatici (fucilazione seduta stante dei prigionieri) nelle zone di Sant’Angelo in Vado, Pian di Petra e Piandiprete. Sul Monte San Paolo (Monte Tassona all’epoca ndr…) avvenne però la svolta che permise a molti uomini di non perdere la vita.

”…Dopo  mezzanotte  e  precisamente  all’una, al chiarore della splendida luna, passando su alcuni  prati prima e sopra una strada careggiabile poi,  all’alba si ritrovarono sul versante orientale del Monte Tassona.   Ed ecco apparire loro “l’area vísione di San Marino!” .

Così descrivevano il luogo nelle loro memorie alcuni garibaldini. San Marino infatti, che era uno stato libero, ed ebbe un ruolo fondamentale nella lotta contro gli austriaci. I sammarinesi furono infatti registi di un patto tra i garibaldini e l’esercito austriaco per permettere ai pochi uomini rimasti di raggiungere Venezia senza che venissero uccisi a vista. Il patto era quello di deporre le armi e sciogliere la legione. All’epoca il Monte Tassona (Monte San Paolo ndr…) non era una montagna con gli spazi aperti che siamo abituati a vedere oggi, ma su di esso sorgeva un villaggio di contadini di cui ancora oggi si possono vedere alcuni resti…

Nella zona limitrofa all’attuale Cippo, proprio a ridosso del villaggio, Garibaldi sciolse la legione per avere un passaggio sicuro prima verso San Marino e poi verso Venezia per lui ed i suoi uomini. La storia poi, proseguì ben oltre il Monte San Paolo e Monte Grimano Terme che oggi non sono più terre di sanguinose battaglie, ma piuttosto luoghi dove rigenerare corpo e mente a stretto contatto con la natura.

Testo realizzato in collaborazione con Tony Di Stefano

La nostra storia, da Mons Germanus, fino alle Terme di Monte Grimano

Monte Grimano, oggi piccolo centro turistico termale della Val Conca in provincia di Pesaro e Urbino, posto su un poggio alla sinistra del fiume Conca a 536 m. s.l.m., ebbe una discreta importanza soprattutto nell’alto e basso medioevo.

Testo Del professor Antonio Di Stefano – Tutti i diritti riservati

L’interesse per tale località era dovuto principalmente alla posizione elevata proprio a ridosso della Valle principale e quindi di facile accesso ma insieme di efficace difesa e notevole possibilità di controllo su eventuali invasori.

Presumibilmente già in epoca romana, poi per tutto il Medioevo, la località fu frequentata come “luogo di ristoro” e di vacanza da coloro che abitavano nei paesi lungo la costa o coltivavano la pianura a ridosso del mare, da Cattolica (antica Crustumium ?) a Rimini.

Il primo documento di “Mons Germanus

La medievale denominazione di questo castello del Montefeltro è Mons Germanus. Con tale nome è citato nel Diploma datato da Viterbo 16 agosto 962, con cui l’imperatore Ottone I lo dava in feudo, con altri Castelli del Montefeltro, ad Uldarico di Carpegna per averlo aiutato, nell’assedio di San Leo, a combattere Berengario II, che si era proclamato re del Regno Italico e si era rifugiato in questa inespugnabile fortezza, dopo la caduta di Pavia (961).

Assieme a Monte Grimano, ossia Mons Germanus come viene chiamato nel Diploma di Investitura, furono dati in feudo anche Monte Tassi, San Marino, Pietracuta.

Entrato a far parte del dominio dei Conti di Carpegna, Monte Grimano visse un lungo periodo di relativa stabilità amministrativa e di tranquillità nelle attività agricole e di allevamento.

La prima rocca medioevale

Fu proprio Nolfo da Carpegna, figlio di Uldarico, che vi fece costruire la prima rocca medievale: un consistente edificio all’interno di un ampio spiazzo munito di robuste mura con un’unica porta verso tramontana, circondato da un fossato e dotato di una torre quale strumento di vedetta.

Il perimetro pressoché ellittico delle mura occupava un’area di un paio di ettari, dalla superficie convessa e inclinata leggermente verso nord.

La fortezza era strutturata in un torrione semirotondo prolungato sul lato ovest all’esterno delle mura a scopo prettamente difensivo.

La cisterna per le acque piovane, le stanze per la custodia delle armi nonché il borgo, caratterizzato da grandi edifici situati lungo il perimetro interno (era infatti proibito addossare le costruzioni nella parte esterna delle mura secondo quanto prescriveva la sicurezza militare) ed arricchiti da piccole e limitate feritoie, costituirono gli elementi essenziali di questo primo insediamento con caratteristiche urbane.

Un castellano ed alcuni ufficiali occupavano la parte centrale della rocca, mentre le famiglie, dette “fuochi”, risiedevano nel borgo all’interno delle mura. Poche le abitazioni nelle circostanti campagne.

Nel XII secolo, con l’avvento della corona imperiale di Federico I di Svevia, il Montefeltro passo in feudo al Conte Antonio di Carpegna del ramo di Monte Copiolo, Da allora i signori di Monte Copiolo assunsero il nome più onorifico di Conti del Montefeltro e divennero anche Conti di Urbino e poi Duchi. Il nome Mons Grimanus, da cui deriva l’attuale toponimo “Monte Grimano”, compare per la prima volta nel 1296 in un documento sulla libertà di San Marino firmato da un notaio del luogo, un certo “Ulderisius de Monte Grimano, imperiali auctoritate notarius.”.

In questi anni la primitiva rocca di Monte Grimano aveva subito notevoli trasformazioni tanto da meritare la qualifica di “Castrum Montis Grimani”.

Nel 1358, restaurato il potere dello stato Pontificio per opera del Cardinale Egidio Albornoz, la “Romandiola Feltresca” fu divisa amministrativamente in cinque podesterie e Monte Grimano ne entrò a far parte assieme a Macerata Feltria, Montecerignone, Pennabilli e San Leo. Occorre ricordare che il papa allora era ad Avignone e una delle condizioni per l’auspicato ritorno a Roma era il riordino dell’antico Stato Pontificio.

Il fatto che Monte Grimano sia nominato insieme ad altre località ben più note, prova, sufficientemente, l’importanza che questo Castello aveva nel basso medioevo.

Il Cardinale Anglic Grimoard de Grisac lo ricordò come un “Castrum Montis Grimani est in quodam Monte, quoad habet Palatium valde forte, ad cuius custodiam moratur unus Castellanus cum sex paghis (…) In quo sunt focularia 85. Villa Meleti in qua sunt Focularia quattuor”, ossia come un castello divenuto ricco e strategicamente forte, con sei guardie di difesa stipendiate,.

Si contavano ben 85 “Fuochi”

Dunque su finire del XIV secolo Monte Grimano non aveva solo una primitiva rocca, ma un palazzo molto forte, ossia una vera e propria fortezza. All’interno del Castello e nelle immediate vicinanze si contavano “85 fuochi” e quattro nella vicina di “Villa Meleti”, un agglomerato, Meleto, ancora esistente.

Se si considera che nei vicini castelli di Montefiore, Saludecio, Montescudo e Gemmano, tutti dislocati più a valle, la popolazione si aggirava poco al di sopra del centinaio di fuochi e che lo stesso Montecerignone, ritenuto dal Medioevo all’Unità d’Italia il più importante centro della zona feltresca nella valle del Conca, ospitava solo 70 fuochi.

Tenendo conto che ogni “fuoco” significava un nucleo familiare che raggruppava nonni, padri, figli, nipoti, altri parenti conviventi e servitori vari, la popolazione di Monte Grimano per quei tempi era proprio significativa. Poteva trattarsi di circa 800/900 persone nel solo castello senza contare le Comunità “soggette” di Monte Tassi e Ripalta. quando ad es.  Ancona ne poteva contare meno di diecimila!

Se poi si accetta l’ipotesi che venivano censiti solo i fuochi soggetti a tassazione per la loro ricchezza, si può supporre che le attività degli abitanti non si limitassero più all’agricoltura, all’allevamento, e alla presenza di alcuni militari e  burocrati, ma che si fossero sviluppate altre attività artigianali, oltre a quelle commerciali.

Nel 1390 la fortezza di Monte Grimano, assieme ad altri 33 castelli della zona feltresca, fu riconosciuta da Papa Bonifacio IX all’antica Casata dei Montefeltro e in particolare ad Antonio, il quale in precedenza aveva già ottenuto le città di Urbino, Cagli e Sant’Angelo in Vado. Monte Grimano per i Montefeltro diventa importante perché il territorio soggetto, sia pure con alterne vicende, ai Malatesta di Rimini comprendeva anche Montescudo, Sassofeltrio e, nelle colline dell’altra sponda del Conca, Pian di Castello e perfino Montealtavelio.

Le battaglie tra i Malatesta e i Montefeltro che distrussero Monte Grimano

Alla fine del XIV secolo e per tutta la metà di quello successivo, si assiste alla trasformazione dell’antico dominio feudale dei Signori di Urbino e di quelli di Rimini in un potere signorile a cui finirono per subordinarsi alcune piccole comunità in cerca di protezione e stabilità contro le pretese egemoniche esterne. Con l’investitura papale, i Montefeltro di Urbino acquisirono un proprio “Stato regionale”, impegnandosi a difenderlo da ogni invasione e affrontando personalmente guerre, allargandolo con successive conquiste e amministrandolo nei periodi di pace.

La presenza in queste terre tra Umbria e Romagna di due potenti casate come i Malatesta e i Montefeltro, rese inevitabile l’insorgere di ripetuti conflitti nei quali Monte Grimano fu spesso parte in causa.

Nell’estate del 1446 infatti, Sigismondo Malatesta cinse d’assedio e occupò Monte Grimano assoggettando la fortezza quasi totalmente distrutta. La stessa sorte era già toccata ai castelli di Montecerignone, Monte Tassi e Valle Sant’Anastasio, Montecopiolo e Pietrarubbia.

Ma già l’anno dopo Federico da Montefeltro riprende tutti i castelli feltreschi della Valconca con l’aiuto della popolazione e specialmente dei Montegrimanesi.

Nei successivi trattati di pace Monte Grimano e Monte Tassi furono cedute al fratello del Malatesta, Signore di Cesena.

Infine, nel 1461 Monte Grimano, e gli altri castelli viciniori, furono definitivamente assegnati dal papa Pio II a Federico da Montefeltro, suo alleato.

Sotto la dinastia di Federico da Montefeltro torna la stabilità

Inizia così un altro lungo periodo di stabilità e operosità sotto la dominazione dei Duchi urbinati, non senza parentesi di episodi militari soprattutto durante l’avventura del Valentino (Cesare Borgia, che nel 1502 occupa in pratica tutto il Montefeltro e lo tiene per parecchi mesi) e in occasione delle lotte per la successione alla scomparsa della linea Maschile dei Montefeltro, le pretese dei Medici e la definitiva assegnazione ai Della Rovere di Senigallia.

Ad ogni modo nel XVI secolo, senza più nemici esterni da temere dalla parte di Rimini e della Romagna, la popolazione di Monte Grimano superava gli 800 abitanti. La vallata lungo il Conca, con vie di comunicazione più comode rispetto a quelle collinari, garantiva un certo flusso commerciale. Centro commerciale del luogo era la “Piazza del Mercato”, oggi Mercatino Conca, ai piedi di Monte Grimano, la cui attività fu concessa a richiesta del Comune dal Duca Guidobaldo I nel 1508.

Monte Grimano era ritenuto un paese di ricchi che disponevano di “fabbricati comodi, vasti ed eleganti”. Ovviamente c’è dell’esagerazione, ma Giovanni Ercolani, letterato del secolo XVI che non risparmia frecciatine ironiche a Monte Tassi, afferma invece:

Est Mons Grimanus pingui tellure beatus Fontibus et quercu, Crustumique fere.”

Insomma questa, secondo lui era una terra fortunata, molto fertile, piena di querce, boschi e ricca delle acque del fiume Crostumio (Conca).

La fine di tutte le lotte avvenne solo dopo il ‘600

Nel secolo successivo, il Seicento, cessarono completamente le continue lotte fra Signorie, anche perché, ad eccezione dello Stato di Urbino retto come s’è dai Della Rovere, tutti i territori circostanti erano rientrati direttamente nello Stato Pontificio (ovviamente esclusa la repubblica di S, Marino).

L’ultimo atto dello Stato di Urbino è la devoluzione del ducato alla S. Sede che avvenne nel 1631

Le cronache di Monte Grimano non registrano più fatti o persone salienti, ad eccezione di qualche passaggio di uomini illustri o di autorità ecclesiastiche.

Il bisogno di fortificazioni, la fortuna di Monte Grimano, come quella di altri centri del Montefeltro annessi all’ampio Stato Pontificio, era già venuta a meno da tempo, almeno fin da quando il duca Federico II di Urbino aveva stretto un patto di alleanza con San Marino che allora aveva la medesima preoccupazione di difendersi dai Riminesi.

Alcuni tetti, pavimenti e volte crollarono a poco a poco altri furono adattati, previa approvazione del Duca di Urbino, ad abitazioni o altre incombenze (ospizio, magazzini, ecc) fino a quando la Rocca scomparve del tutto. Con la Rocca vennero meno il molinetto, il carcere e gli altri edifici secondari; la stessa chiesa fu demolita perché piccola e fatiscente.

Sorte analoga toccò alle mura sulle quali furono costruite case di abitazione, sfruttando oltre all’area, anche i materiali di recupero. Si cominciò a costruire anche fuori le primitive mura, soprattutto perché, a partire dall’ultimo decennio del ‘500 in tutta la fascia appenninica del Montefeltro inizia una grande crisi che risparmia in parte solo la pianura e le prime colline[1]. È qui che si rifugia la popolazione ed è plausibile che Monte Grimano, come centro principale degli agglomerati circostanti, sia un punto di riferimento per l’emigrazione della zona ancor più interna.

Si può così spiegare anche l’attività di una edilizia popolare frutto non di espansione economica, ma di freno alla crisi.

Sta di fatto che tutta l’Italia conosceva in questi anni una crisi economica diffusa per le conseguenze della scoperta dell’America e della decadenza del Mediterraneo a favore dell’area atlantica come centro dei commerci e solo nella seconda metà del ‘600 si riuscì a trovare nuovi assestamenti molto diversi dagli splendori dei secoli precedenti.

In particolare nel Montefeltro si applicano finalmente i principi che Clemente VIII aveva auspicato fin dal 1594 nella sua costituzione “De bono regimine“. Ma è solo nel 1677 che si cominciano a vedere i primi risultati soprattutto per opera del legato pontificio Carlo Barberini che detta le “Regole generali da osservarsi dagli uffiziali de’ luoghi e ministri delle comunità di questa legazione di Urbino per il buon governo della medesima come anco dell’abbondanza de’ grani ed olii e monti di pietà“.

La nuova urbanistica di Monte Grimano dal 1600

Nel XVIII secolo, murata sulla “Porta della Terra” all’ingresso del borgo, si poteva ancora vedere un’insegna in pietra con la sigla di Federico Conte e l’Aquila Imperiale dei Montefeltro, ma già dell’antica rocca si erano perdute le sembianze e Monte Grimano appariva come si vede nella stampa di Francesco Mengucci datata 1626, un agglomerato stretto attorno alla residua torre civica.

Le mura disegnate dal Mengucci e gran parte dell’abitato, così ben disposto e ordinato, sono anche frutto fantasia, perché le nuove case erano state costruite sopra la primitiva cerchia delle mura, lungo la “Ghirlandaia”, cioè della strada che correva sopra le mura stesse, o immediatamente ai suoi piedi, per cui fin da allora si dovette provvedere in vari tratti a nuovi muri di sostegno e contenimento. Queste muraglie, identificate nei documenti come mura dell’abitato, furono sempre oggetto di restauri e di ordinanze per preservarle da possibili manomissioni e sono quelle che poi furono rinforzate, restaurate e completate nei primi decenni del 1900, agli inizi degli anni del regime fascista e che esistono ancora oggi.

Allora l’abbraccio dell’abitato con la torre era tanto più stretto rispetto ad oggi perché l’attuale vicolo Leopardi giungeva fino a metà dell’attuale piazza Garibaldi e tutto intorno alla torre c’erano dei fabbricati ancora utilizzati, come la “Casa dell’Abbondanza” (vero e proprio magazzino di derrate pubbliche), la casa Giampaoli con alle spalle la piazza minore.

La variazione demografica negli anni

La variazione della popolazione di Monte Grimano lungo gli anni fa intuire, come potrebbero essere andate le cose per quanto riguarda anche l’urbanistica del nucleo storico.

La popolazione che nel 1371 era di fuochi 90 (quindi, come si è detto,  di poco più o poco meno di 800 persone) nel 1501 era registrata in 730 “bocche”, nel 1627 in 827 “anime”, nel 1656 era scesa a 596 e, ancor più nel 1701, a 519 per poi risalire a 591 anime nel 1708, a n. 600 nel 1736, n. 719 nel 1782, con alti e bassi di poche decine di persone fino tornare circa ai valori primitivi agli inizidell’800 con tendenza all’innalzamento fino a raggiungere n. 1.041 abitanti nel 1853. In questo conteggio non è compreso né Monte Tassi, che vide diminuzioni molto più accentuate prima della ripresa ottocentesca, né Montelicciano, che invece per essere più vicino alla costa, rimase relativamente più stabile intorno alle 200 anime per raggiungere il massimo di n. 398 abitanti nel 1853 [2].

Arriva Garibaldi…

In tutti questi anni non vi sono altre testimonianze di avvenimenti significativi fino al 1849 quando i Montegrimanesi furono spettatori della fuga di Garibaldi che dopo la caduta della Repubblica Romana, incalzato dall’esercito austriaco, fu costretto a fermarsi proprio su queste colline. La neutralità della Repubblica di San Marino non gli permetteva di continuare la fuga senza compromettere i rapporti internazionali del piccolo Stato, ma il precipitare della situazione sul campo, dopo il violento scontro tra i fuggiaschi e l’esercito austriaco in prossimità del Monte San Paolo, costrinse Garibaldi nel Luglio 1849 a rompere gli indugi e a dirigersi a San Marino con circa 1500 uomini e 300 cavalli.

La nascita delle Terme

Nel 1889 furono rimesse in efficienza le sorgenti di acque minerali situate a due chilometri dal Centro Storico, in località Bagni di Meleto già note nell’antichità. Non si pensi a grandi e neppure a medi impianti anche se il  22 luglio 1900 fu possibile inaugurare “l’epoca della Bagnatura”. Una Cartolina illustrata del 1936 mostra, senza possibilità di equivoci, solo una capanna, con la scritta “Alcalina”, circondata dal verde: qui dentro era ubicata la sorgente “medicamentosa”.

Ad ogni modo la “riscoperta” delle acque medicamentose – come si diceva allora – segnò la volontà di una nuova fase di vita e  di sviluppo per il paese che si attrezzò con la costruzione di locande (es. l’Albergo “Appennino” all’interno delle mura del paese), posti di ristoro e di intrattenimento.

L’illuminazione a gas acetilene sostituì quella a petrolio e un “servizio perfetto di Messaggeria” unì Monte Grimano a Rimini in sole cinque ore.

A parte le esagerazioni degli scrittori dei secoli scorsi, la realtà di Monte Grimano, per quel poco che è stata documentata fino ad ora, ci parla un centro del Montefeltro sempre presente nella storia, il cui territorio, almeno a valle, era abitato da qualche nucleo di agricoltori in epoca romana, visto che lo studioso Walter  Monacchi dà testimonianza che proprio sotto il nucleo storico, sia pure a livello di circa 300 m. e non degli oltre 500 del capoluogo, sono state rinvenuti frammenti di mattoni, pietre e coppi insieme a pezzi di ceramica del tardo impero, e tracce di un modesto nucleo rurale ancora ad altitudine più bassa, intorno all’ex  mulino Giovanetti.

Gli statuti del Vicariato di Monte Grimano (promosso nel corso del 1600 in Podesteria) sono tra i più completi tre i tanti del Montefeltro: risalgono al 1500 ma sono stati operanti sia dopo la devoluzione dello Stato di Urbino alla Chiesa fino alla fine del 1700 (una copia  conservata nell’archivio del Comune porta la data del 1641 e un’altra del 1787).

Monte Grimano svolse un suo ruolo propulsivo rispetto alle frazioni e alle campagne circostanti anche ai tempi della Repubblica Romana del 1848 e ’49 per la presenza di notai e uomini di legge (tra cui Francesco Massaioli che fu anche podestà) e in tempi Napoleonici.

La Restaurazione non dovette essere poi tanto oppressiva, se tra i cittadini visse un Certo Vico che compare nei verbali del comune come consigliere e figura nell’unica lapide nella Chiesa parrocchiale di S. Silvestro.

Tale chiesa, costruita proprio alla fine del Settecento in stile neoclassico ad opera di Cosimo Morelli di Imola,  rappresenta in un certo senso la definitiva sistemazione urbanistica, ma l’inizio di una serie infinita di piccole trasformazioni che cancellarono definitivamente le vestigia dell’antica rocca, delle prime mura interne, delle misere casupole adattate utilizzando ambienti medioevali.

Testo Del professor Antonio Di Stefano – Tutti i diritti riservati


[1] Cfr. R. Paci: “L’area montana: il caso di Appennino. Ancona 1982

[2] Tali notizie  sono tratte da varie pubblicazioni, tra cui citiamo  il Volume su “N. Berettoni” che contiene un capitolo con notizie storiche del Prof. Girolamo Allegretti, e sempre del medesimo autore in un capitolo del Volume “Il Montefeltro” a cura della comunità montana.

 

Un po’ di Storia

Monte Grimano Terme, oggi piccolo centro turistico termale della Valconca in provincia di Pesaro e Urbino, posto su un poggio alla sinistra del fiume Conca a 536 m. s.l.m., ebbe una discreta importanza soprattutto nell’alto e basso medioevo.

L’interesse per tale località era dovuto principalmente alla posizione elevata proprio a ridosso della Valle principale e quindi di facile accesso ma insieme di efficace difesa e notevole possibilità di controllo su eventuali invasori.

Presumibilmente già in epoca romana, poi per tutto il Medioevo, la località fu frequentata come “luogo di ristoro” e di vacanza da coloro che abitavano nei paesi lungo la costa o coltivavano la pianura a ridosso del mare, da Cattolica (antica Crustumium ?) a Rimini.

La medievale denominazione di questo castello del Montefeltro è Mons Germanus. Con tale nome è citato nel Diploma datato da Viterbo 16 agosto 962, con cui l’imperatore Ottone I lo dava in feudo, con altri Castelli del Montefeltro, ad Uldarico di Carpegna per averlo aiutato, nell’assedio di San Leo, a combattere Berengario II, che si era proclamato re del Regno Italico e si era rifugiato in questa inespugnabile fortezza, dopo la caduta di Pavia (961).

Assieme a Monte Grimano, ossia Mons Germanus come viene chiamato nel Diploma di Investitura, furono dati in feudo anche Monte Tassi, San Marino, Pietracuta.

Entrato a far parte del dominio dei Conti di Carpegna, Monte Grimano visse un lungo periodo di relativa stabilità amministrativa e di tranquillità nelle attività agricole e di allevamento.

Fu proprio Nolfo da Carpegna, figlio di Uldarico, che vi fece costruire la prima rocca medievale: un consistente edificio all’interno di un ampio spiazzo munito di robuste mura con un’unica porta verso tramontana, circondato da un fossato e dotato di una torre quale strumento di vedetta.

Il perimetro pressoché ellittico delle mura occupava un’area di un paio di ettari, dalla superficie convessa e inclinata leggermente verso nord.

La fortezza era strutturata in un torrione semirotondo prolungato sul lato ovest all’esterno delle mura a scopo prettamente difensivo.

La cisterna per le acque piovane, le stanze per la custodia delle armi nonché il borgo, caratterizzato da grandi edifici situati lungo il perimetro interno (era infatti proibito addossare le costruzioni nella parte esterna delle mura secondo quanto prescriveva la sicurezza militare) ed arricchiti da piccole e limitate feritoie, costituirono gli elementi essenziali di questo primo insediamento con caratteristiche urbane.

Un castellano ed alcuni ufficiali occupavano la parte centrale della rocca, mentre le famiglie, dette “fuochi”, risiedevano nel borgo all’interno delle mura. Poche le abitazioni nelle circostanti campagne.

Nel XII secolo, con l’avvento della corona imperiale di Federico I di Svevia, il Montefeltro passo in feudo al Conte Antonio di Carpegna del ramo di Monte Copiolo, Da allora i signori di Monte Copiolo assunsero il nome più onorifico di Conti del Montefeltro e divennero anche Conti di Urbino e poi Duchi. Il nome Mons Grimanus, da cui deriva l’attuale toponimo “Monte Grimano”, compare per la prima volta nel 1296 in un documento sulla libertà di San Marino firmato da un notaio del luogo, un certo “Ulderisius de Monte Grimano, imperiali auctoritate notarius.”.

In questi anni la primitiva rocca di Monte Grimano aveva subito notevoli trasformazioni tanto da meritare la qualifica di “Castrum Montis Grimani”.

Nel 1358, restaurato il potere dello stato Pontificio per opera del Cardinale Egidio Albornoz, la “Romandiola Feltresca” fu divisa amministrativamente in cinque podesterie e Monte Grimano ne entrò a far parte assieme a Macerata Feltria, Montecerignone, Pennabilli e San Leo. Occorre ricordare che il papa allora era ad Avignone e una delle condizioni per l’auspicato ritorno a Roma era il riordino dell’antico Stato Pontificio.

 Il fatto che Monte Grimano sia nominato insieme ad altre località ben più note, prova, sufficientemente, l’importanza che questo Castello aveva nel basso medioevo.

Il Cardinale Anglic Grimoard de Grisac lo ricordò come un “Castrum Montis Grimani est in quodam Monte, quoad habet Palatium valde forte, ad cuius custodiam moratur unus Castellanus cum sex paghis (…) In quo sunt focularia 85. Villa Meleti in qua sunt Focularia quattuor”, ossia come un castello divenuto ricco e strategicamente forte, con sei guardie di difesa stipendiate,.

Dunque su finire del XIV secolo Monte Grimano non aveva solo una primitiva rocca, ma un palazzo molto forte, ossia una vera e propria fortezza. All’interno del Castello e nelle immediate vicinanze si contavano “85 fuochi” e quattro nella vicina di “Villa Meleti”, un agglomerato, Meleto, ancora esistente.

Se si considera che nei vicini castelli di Montefiore, Saludecio, Montescudo e Gemmano, tutti dislocati più a valle, la popolazione si aggirava poco al di sopra del centinaio di fuochi e che lo stesso Montecerignone, ritenuto dal Medioevo all’Unità d’Italia il più importante centro della zona feltresca nella valle del Conca, ospitava solo 70 fuochi.

Tenendo conto che ogni “fuoco” significava un nucleo familiare che raggruppava nonni, padri, figli, nipoti, altri parenti conviventi e servitori vari, la popolazione di Monte Grimano per quei tempi era proprio significativa. Poteva trattarsi di circa 800/900 persone nel solo castello senza contare le Comunità “soggette” di Monte Tassi e Ripalta. quando ad es.  Ancona ne poteva contare meno di diecimila!

Se poi si accetta l’ipotesi che venivano censiti solo i fuochi soggetti a tassazione per la loro ricchezza, si può supporre che le attività degli abitanti non si limitassero più all’agricoltura, all’allevamento, e alla presenza di alcuni militari e  burocrati, ma che si fossero sviluppate altre attività artigianali, oltre a quelle commerciali.

Nel 1390 la fortezza di Monte Grimano, assieme ad altri 33 castelli della zona feltresca, fu riconosciuta da Papa Bonifacio IX all’antica Casata dei Montefeltro e in particolare ad Antonio, il quale in precedenza aveva già ottenuto le città di Urbino, Cagli e Sant’Angelo in Vado. Monte Grimano per i Montefeltro diventa importante perché il territorio soggetto, sia pure con alterne vicende, ai Malatesta di Rimini comprendeva anche Montescudo, Sassofeltrio e, nelle colline dell’altra sponda del Conca, Pian di Castello e perfino Montealtavelio.

Alla fine del XIV secolo e per tutta la metà di quello successivo, si assiste alla trasformazione dell’antico dominio feudale dei Signori di Urbino e di quelli di Rimini in un potere signorile a cui finirono per subordinarsi alcune piccole comunità in cerca di protezione e stabilità contro le pretese egemoniche esterne. Con l’investitura papale, i Montefeltro di Urbino acquisirono un proprio “Stato regionale”, impegnandosi a difenderlo da ogni invasione e affrontando personalmente guerre, allargandolo con successive conquiste e amministrandolo nei periodi di pace.

La presenza in queste terre tra Umbria e Romagna di due potenti casate come i Malatesta e i Montefeltro, rese inevitabile l’insorgere di ripetuti conflitti nei quali Monte Grimano fu spesso parte in causa.

Nell’estate del 1446 infatti, Sigismondo Malatesta cinse d’assedio e occupò Monte Grimano assoggettando la fortezza quasi totalmente distrutta. La stessa sorte era già toccata ai castelli di Montecerignone, Monte Tassi e Valle Sant’Anastasio, Montecopiolo e Pietrarubbia.

Ma già l’anno dopo Federico da Montefeltro riprende tutti i castelli feltreschi della Valconca con l’aiuto della popolazione e specialmente dei Montegrimanesi.

Nei successivi trattati di pace Monte Grimano e Monte Tassi furono cedute al fratello del Malatesta, Signore di Cesena.

Infine, nel 1461 Monte Grimano, e gli altri castelli viciniori, furono definitivamente assegnati dal papa Pio II a Federico da Montefeltro, suo alleato.

Inizia così un altro lungo periodo di stabilità e operosità sotto la dominazione dei Duchi urbinati, non senza parentesi di episodi militari soprattutto durante l’avventura del Valentino (Cesare Borgia, che nel 1502 occupa in pratica tutto il Montefeltro e lo tiene per parecchi mesi) e in occasione delle lotte per la successione alla scomparsa della linea Maschile dei Montefeltro, le pretese dei Medici e la definitiva assegnazione ai Della Rovere di Senigallia.

Ad ogni modo nel XVI secolo, senza più nemici esterni da temere dalla parte di Rimini e della Romagna, la popolazione di Monte Grimano superava gli 800 abitanti. La vallata lungo il Conca, con vie di comunicazione più comode rispetto a quelle collinari, garantiva un certo flusso commerciale. Centro commerciale del luogo era la “Piazza del Mercato”, oggi Mercatino Conca, ai piedi di Monte Grimano, la cui attività fu concessa a richiesta del Comune dal Duca Guidobaldo I nel 1508.

Monte Grimano era ritenuto un paese di ricchi che disponevano di “fabbricati comodi, vasti ed eleganti”. Ovviamente c’è dell’esagerazione, ma Giovanni Ercolani, letterato del secolo XVI che non risparmia frecciatine ironiche a Monte Tassi, afferma invece:

Est Mons Grimanus pingui tellure beatus Fontibus et quercu, Crustumique fere.”

Insomma questa, secondo lui era una terra fortunata, molto fertile, piena di querce, boschi e ricca delle acque del fiume Crostumio (Conca).

Nel secolo successivo, il Seicento, cessarono completamente le continue lotte fra Signorie, anche perché, ad eccezione dello Stato di Urbino retto come s’è dai Della Rovere, tutti i territori circostanti erano rientrati direttamente nello Stato Pontificio (ovviamente esclusa la repubblica di S, Marino).

L’ultimo atto dello Stato di Urbino è la devoluzione del ducato alla S. Sede che avvenne nel 1631.

Le cronache di Monte Grimano non registrano più fatti o persone salienti, ad eccezione di qualche passaggio di uomini illustri o di autorità ecclesiastiche.

Il bisogno di fortificazioni, la fortuna di Monte Grimano, come quella di altri centri del Montefeltro annessi all’ampio Stato Pontificio, era già venuta a meno da tempo, almeno fin da quando il duca Federico II di Urbino aveva stretto un patto di alleanza con San Marino che allora aveva la medesima preoccupazione di difendersi dai Riminesi.

Alcuni tetti, pavimenti e volte crollarono a poco a poco altri furono adattati, previa approvazione del Duca di Urbino, ad abitazioni o altre incombenze (ospizio, magazzini, ecc) fino a quando la Rocca scomparve del tutto. Con la Rocca vennero meno il molinetto, il carcere e gli altri edifici secondari; la stessa chiesa fu demolita perché piccola e fatiscente.

Sorte analoga toccò alle mura sulle quali furono costruite case di abitazione, sfruttando oltre all’area, anche i materiali di recupero. Si cominciò a costruire anche fuori le primitive mura, soprattutto perché, a partire dall’ultimo decennio del ‘500 in tutta la fascia appenninica del Montefeltro inizia una grande crisi che risparmia in parte solo la pianura e le prime colline[1]. È qui che si rifugia la popolazione ed è plausibile che Monte Grimano, come centro principale degli agglomerati circostanti, sia un punto di riferimento per l’emigrazione della zona ancor più interna.

Si può così spiegare anche l’attività di una edilizia popolare frutto non di espansione economica, ma di freno alla crisi.

Sta di fatto che tutta l’Italia conosceva in questi anni una crisi economica diffusa per le conseguenze della scoperta dell’America e della decadenza del Mediterraneo a favore dell’area atlantica come centro dei commerci e solo nella seconda metà del ‘600 si riuscì a trovare nuovi assestamenti molto diversi dagli splendori dei secoli precedenti.

In particolare nel Montefeltro si applicano finalmente i principi che Clemente VIII aveva auspicato fin dal 1594 nella sua costituzione “De bono regimine“. Ma è solo nel 1677 che si cominciano a vedere i primi risultati soprattutto per opera del legato pontificio Carlo Barberini che detta le “Regole generali da osservarsi dagli uffiziali de’ luoghi e ministri delle comunità di questa legazione di Urbino per il buon governo della medesima come anco dell’abbondanza de’ grani ed olii e monti di pietà“.

Nel XVIII secolo, murata sulla “Porta della Terra” all’ingresso del borgo, si poteva ancora vedere un’insegna in pietra con la sigla di Federico Conte e l’Aquila Imperiale dei

Montefeltro, ma già dell’antica rocca si erano perdute le sembianze e Monte Grimano appariva come si vede nella stampa di Francesco Mengucci datata 1626, un agglomerato stretto attorno alla residua torre civica.

Le mura disegnate dal Mengucci e gran parte dell’abitato, così ben disposto e ordinato, sono anche frutto fantasia, perché le nuove case erano state costruite sopra la primitiva cerchia delle mura, lungo la “Ghirlandaia”, cioè della strada che correva sopra le mura stesse, o immediatamente ai suoi piedi, per cui fin da allora si dovette provvedere in vari tratti a nuovi muri di sostegno e contenimento. Queste muraglie, identificate nei documenti come mura dell’abitato, furono sempre oggetto di restauri e di ordinanze per preservarle da possibili manomissioni e sono quelle che poi furono rinforzate, restaurate e completate nei primi decenni del 1900, agli inizi degli anni del regime fascista e che esistono ancora oggi.

Allora l’abbraccio dell’abitato con la torre era tanto più stretto rispetto ad oggi perché l’attuale vicolo Leopardi giungeva fino a metà dell’attuale piazza Garibaldi e tutto intorno alla torre c’erano dei fabbricati ancora utilizzati, come la “Casa dell’Abbondanza” (vero e proprio magazzino di derrate pubbliche), la casa Giampaoli con alle spalle la piazza minore.

La variazione della popolazione di Monte Grimano lungo gli anni fa intuire, in attesa di affrontare le difficoltà di lettura dei pochi documenti esistenti nell’archivio comunale, come potrebbero essere andate le cose per quanto riguarda anche l’urbanistica del nucleo storico.

La popolazione che nel 1371 era di fuochi 90 (quindi, come si è detto,  di poco più o poco meno di 800 persone) nel 1501 era registrata in 730 “bocche”, nel 1627 in 827 “anime”, nel 1656 era scesa a 596 e, ancor più nel 1701, a 519 per poi risalire a 591 anime nel 1708, a n. 600 nel 1736, n. 719 nel 1782, con alti e bassi di poche decine di persone fino tornare circa ai valori primitivi agli inizidell’800 con tendenza all’innalzamento fino a raggiungere n. 1.041 abitanti nel 1853. In questo conteggio non è compreso né Monte Tassi, che vide diminuzioni molto più accentuate prima della ripresa ottocentesca, né Montelicciamo, che invece per essere più vicino alla costa, rimase relativamente più stabile intorno alle 200 anime per raggiungere il massimo di n. 398 abitanti nel 1853 [2].

In tutti questi anni non vi sono altre testimonianze di avvenimenti significativi fino al 1849 quando i Montegrimanesi furono spettatori della fuga di Garibaldi che dopo la caduta della Repubblica Romana, incalzato dall’esercito austriaco, fu costretto a fermarsi proprio su queste colline. La neutralità della Repubblica di San Marino non gli permetteva di continuare la fuga senza compromettere i rapporti internazionali del piccolo Stato, ma il precipitare della situazione sul campo, dopo il violento scontro tra i fuggiaschi e l’esercito austriaco in prossimità del Monte San Paolo, costrinse Garibaldi nel Luglio 1849 a rompere gli indugi e a dirigersi a San Marino con circa 1500 uomini e 300 cavalli.

Nel 1889 furono rimesse in efficienza le sorgenti di acque minerali situate a due chilometri dal Centro Storico, in località Bagni di Meleto già note nell’antichità. Non si pensi a grandi e neppure a medi impianti anche se il  22 luglio 1900 fu possibile inaugurare “l’epoca della Bagnatura”. Una Cartolina illustrata del 1936 mostra, senza possibilità di equivoci, solo una capanna , con la scritta “Alcalina”, circondata dal verde: qui dentro era ubicata la sorgente “medicamentosa”.

Ad ogni modo la “riscoperta” delle acque medicamentose – come si diceva allora – segnò la volontà di una nuova fase di vita e  di sviluppo per il paese che si attrezzò con la costruzione di locande (es. l’Albergo “Appennino” all’interno delle mura del paese), posti di ristoro e di intrattenimento.

L’illuminazione a gas acetilene sostituì quella a petrolio e un “servizio perfetto di Messaggeria” unì Monte Grimano a Rimini in sole cinque ore.

A parte le esagerazioni degli scrittori dei secoli scorsi, la realtà di Monte Grimano, per quel poco che è stata documentata fino ad ora, ci parla un centro del Montefeltro sempre presente nella storia, il cui territorio, almeno a valle, era abitato da qualche nucleo di agricoltori in epoca romana, visto che lo studioso Walter  Monacchi dà testimonianza che proprio sotto il nucleo storico, sia pure a livello di circa 300 m. e non degli oltre 500 del capoluogo, sono state rinvenuti frammenti di mattoni, pietre e coppi insieme a pezzi di ceramica del tardo impero, e tracce di un modesto nucleo rurale ancora ad altitudine più bassa, intorno all’ex  mulino Giovanetti.

Gli statuti del Vicariato di Monte Grimano (promosso nel corso del 1600 in Podesteria) sono tra i più completi tre i tanti del Montefeltro: risalgono al 1500 ma sono stati operanti sia dopo la devoluzione dello Stato di Urbino alla Chiesa fino alla fine del 1700 (una copia  conservata nell’archivio del Comune porta la data del 1641 e un’altra del 1787).

Monte Grimano svolse un suo ruolo propulsivo rispetto alle frazioni e alle campagne circostanti anche ai tempi della Repubblica Romana del 1848 e ’49 per la presenza di notai e uomini di legge (tra cui Francesco Massaioli che fu anche podestà) e in tempi Napoleonici.

La Restaurazione non dovette essere poi tanto oppressiva, se tra i cittadini visse un Certo Vico   che compare nei verbali del comune come consigliere e figura nell’unica lapide nella Chiesa parrocchiale di S. Silvestro.

Tale chiesa, costruita proprio alla fine del Settecento in stile neoclassico ad opera di Cosimo Morelli di Imola,  rappresenta in un certo senso la definitiva sistemazione urbanistica, ma l’inizio di una serie infinita di piccole trasformazioni che cancellarono definitivamente le vestigia dell’antica rocca, delle prime mura interne, delle misere casupole adattate utilizzando ambienti medioevali.

 

Autore Antonio Di Stefano Professore Classe 1937


[1] Cfr. R. Paci: “L’area montana: il caso di Appennino. Ancona 1982

[2] Tali notizie  sono tratte da varie pubblicazioni, tra cui citiamo  il Volume su “N. Berettoni” che contiene un capitolo con notizie storiche del Prof. Girolamo Allegretti, e sempre del medesimo autore in un capitolo del Volume “Il Montefeltro” a cura della comunità montana.

Monte Grimano Terme è “ Comune Amico del Turismo Itinerante ”

Durante l’incontro organizzato dal Pesaro Camper Club a Monte Grimano Terme, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento “ Comune Amico del Turismo Itinerante ” (CATI), uno dei più importanti progetti promosso dall’Unione Club Amici, federazione a cui aderiscono oltre 125 Associazioni su tutto il territorio nazionale.

Prima della consegna della targa CATI, si è proceduto alla inaugurazione, in via Pascoli, della nuova e funzionale area camper. Erano presenti circa 50 camperisti, il Sindaco Elia Rossi, i rappresentanti della Giunta Comunale e Consiglieri di Monte Grimano Terme, i rappresentanti della Pro Loco, alcuni Sindaci e Assessori del Comuni limitrofi, i rappresentanti della locale sezione dei Carabinieri e dei Carabinieri Forestali, il progettista dell’area, il titolare dell’impresa che ha eseguito i lavori, il responsabile nazionale del Progetto Gabriele Gattafoni, la Presidente dell’Area Centro-Est, Maria Pepi, il Presidente del Pesaro Camper Club Giuliano Giommi.

Il Sindaco Elia Rossi nel ringraziare i Camperisti e tutti gli Ospiti intervenuti, ha voluto sottolineare l’importanza del turismo itinerante, anche come risorsa economica essenziale per i piccoli Borghi. Maria Pepi, dopo aver illustrato l’attività e le iniziative della Federazione nazionale a favore dei Camperisti, aver ringraziato l’Amministrazione Comunale per aver aderito al progetto e per l’organizzazione dell’evento e i cittadini per l’accoglienza, ha dato lettura del messaggio di saluto e ringraziamento del Presidente Nazionale dell’Unione Club Amici Ivan Perriera, consegnando al Sindaco l’attestato di adesione al circuito nazionale “Comune Amico del Turismo Itinerante”.

Giuliano Giommi, Presidente del PesaroCamperClub, ha consegnato al Sindaco la Targa di “Comune Amico del Turismo Itinerante”, da apporre all’ingresso del Borgo. Gabriele Gattafoni, ha sottolineato che questa forma di turismo è l’unica che non vive di stagionalità ed è vicina alle aspettative dei piccoli Borghi, specificando che il riconoscimento assegnato al Comune non è un semplice cartello, ma un segno di accoglienza rivolto al mondo dell’ “Abitar Viaggiando”.

L’adesione del Comune di Monte Grimano Terme a questo circuito lo proietterà su una piattaforma di promozione nazionale e porterà le sue eccellenze storico-culturali ed enogastronomiche su tutte le fiere del settore sul territorio italiano.

Dall’Adriatico a Monte Grimano Terme in Gravel

Monte Grimano Terme può essere meta di partenza o di arrivo di un bel giro in bicicletta. Specialmente se si soggiorna al mare della più vicina Cattolica, non c’è nulla di meglio di un bel giro in bicicletta fino all’entroterra. Il miglior mezzo da utilizzare in questo caso è la bici Gravel. Scopri il comprensorio di Monte Grimano Terme

 

 

Storia della Torre Civica di Monte Grimano Terme

Il centro abitato di Montegrimano presenta ancora oggi un caratteristico nucleo con impianto urbanistico a spirale, di chiara origine Alto Medioevale. Questo castello, posto su un rialzo conico, dominava quasi tutta la media Valle del Conca.

Nel 1228 non figurava ancora sotto il dominio dei conti di Montefeltro, per cui è da credere che fosse una delle tante comunità di uomini liberi, al pari di Macerata Feltria; e al pari di quest’ultimo “Castrum”, aveva la torre posta sul punto più alto e proprio al centro dell’agglomerato fortificato.

La torre, quindi, doveva appartenere alla comunità, sorta ben prima del XIII secolo.

Un “Oderisius” di Montegrimano è citato come testimone in un atto del Legato Imperiale in Romagna nel 1175.

Dopo aver fatto parte del territorio dei conti di Montefeltro nel XIV secolo, Montegrimano tornò sotto il diretto dominio della S.Sede. Nel 1371 veniva così descritto: “Il castello di Montegrimano è su un monte ed ha un palazzo fortificato assai robusto, alla custodia del quale staziona un castellano con una guarnigione di sei soldati. Questi riceve ogni mese dalla Camera Apostolica 15 fiorini. Nell’ambito del territorio abitano 85 famiglie censuali”. Non vi si fa menzione della torre che forse era stata abbattuta e non ancora ricostruita.

Nel 1284 Riccardo del Tonto, rappresentante di Montegrimano giurava fedeltà agli Statuti del Conte Antonio da Montefeltro. Quattro anni dopo il capitano deponeva in un processo contro le ruberie degli abitanti del Sasso (feltrio), sudditi dei Malatesta.

Nel diploma concesso da Papa Benedetto IX al conte Antonio, fra gli altri castelli del Montefeltro, nel 1446 Montegrimano fu conquistato a viva forza dai riminesi, ma due anni dopo gli stessi abitanti riaprirono le porte al Conte Federico. Per i secoli seguenti, seguì le sorti dello stato urbinate.

Così veniva descritta la torre nel 1925: “E’ rimasta in piedi, benchè molte volte fatta restaurare a spese della comunità, la torre campanaria, ridotta a servizio pubblico orologio un po’ modificata, ma con la primitiva impronta del ‘400”.

La cella campanaria fu rifatta nei secoli scorsi. Verso i primi decenni del ‘600, come di ricava dal disegno del Mingucci, alla torre era stata sovrapposta una cupola non molto dissimile all’attuale. Le parti esterne furono coperte da uno strato di intonaco, per proteggere la costruzione dagli agenti atmosferici.

Recentemente sono stati effettuati alcuni lavori di consolidamento della parte superiore e, in quell’occasione, una parte dell’intonaco è stato tolto mettendo in evidenza la pietra alberese locale, appena sbozzata a piccoli blocchi cubici. Alla base, ancora visibile, c’era la cisterna per la raccolta delle acque piovane con copertura a botte. All’interno sussistono ancora dei ripiani in legno.

Caratteristiche:

TORRE CIVICA DI MONTE GRIMANO: 536 m.s.l.m.

SVILUPPO: lati 5,90 x 5,60 – altezza mt. 18,00

ICONOGRAFIA: Mingucci (1626) – Franciosi (1924) – Mancini Vichi (1959)

Inaugurata la nuova area Polivalente Belvedere

E’ stata inaugurata il 9 agosto la nuova area polivalente Belvedere nel comune di Monte Grimano Terme. L’area acquisita dal Comune di Monte Grimano Terme nel 2021 è stata completamente rivalorizzata come nuova attrazione turistica del territorio.

Al suo interno, oltre alla piscina è presente un campo da Paddel, Beach Volley, Bocce, area bimbi e piccolo bar. Oltre a questo il punto è anche un’area attrezzata Camper con 4 posti di ricarica e noleggio e-Bike per un tuffo nella rete sentieristica del territorio.

Trekking del Monte San Lorenzo: le idee del Week-end

Torna il week-end e torna la voglia di stare all’aria aperta. Oggi vi consigliamo un itinerario di 10 km che parte e arriva a Monte Grimano, alla scoperta del Monte San Lorenzo, dove è presente anche l’Osservatorio Astronomico.

Il giro è indicato anche per i Biker, anche se un po’ corto per le biciclette. Da Monte Grimano si scende per il nuovo sentiero Giro del Borgo fino a San Donato. Si sale verso il monte San Lorenzo con la prima parte asfaltata e una seconda parte immersa nel bosco.

Si arriva all’Osservatorio Astronomico Monte San Lorenzo e si prosegue dentro il bosco per un primo tratto di discesa fino a Ca’Secco.

Da qui si prosegue sempre immersi nella natura fino al Molino Giovanetti dove per qualche centinaio di metri bisognerà costeggiare la strada provinciale.

Rientrati a San Donato si inizia a salire verso Monte Grimano da Ca’Manente (qui è visibile l’antica torre medioevale) Ca’Mazza e infine il Giro del Borgo fino a Monte Grimano.

Segui il giro direttamente sulla mappa

Terranostra – Lovely Places: il servizio completo

Oggi Vito e Sonia raccontano due piccoli Borghi immersi nell’affascinante paesaggio del Montefeltro, entrambi nella provincia di Pesaro e Urbino. A Sassocorvaro, che svetta sopra il lago di Mercatale, Vito è catturato dal fascino della Rocca Ubaldinesca e dalla sua alchimia. Sonia si immerge nell’atmosfera di Monte Grimano Terme, antichissimo borgo medievale che grazie ai suoi 600 metri di altezza, offre aria purissima e occasioni di relax fra i libri del bookcrossing, di fronte a fantastici paesaggi collinari.

Terranostra – Lovely Places

Il nuovo programma presentato da Vito, pseudonimo di Stefano Bicocchi, comico, cabarettista, attore e conduttore televisivo italiano e Sonia Grassi, attrice e conduttrice e volto storico di San Marino RTV.

L’incontro di 2 Stati e 118 Comuni, fra la Repubblica di San Marino e le regioni Emilia Romagna e Marche, con la presentazione della storia di San Marino e dei borghi romagnoli e marchigiani, attraverso la loro caratteristica posizione geografica e il loro patrimonio storico-artistico e naturalistico.

Luoghi strategici che nel tempo hanno dato vita a prodotti enogastronomici diventati simbolo; luoghi che ancora oggi raccontano le storie personali di chi si impegna a difendere le tradizioni e la sostenibilità del territorio.

Ognuna delle 10 puntate verrà registrata in un comune diverso approfondendo le tematiche proprie del luogo. Il programma sarà visibile su San Marino RTV, in tutta Italia sul digitale terrestre canale 831, su Sky canale 520 e su Tivùsat canale 93.

Appuntamento ogni domenica alle ore 13:00 

Nasce il Brevetto Avventura: da oggi venire a Monte Grimano Terme è ancora più bello

Grazie ad un iniziativa congiunta con Comune, Pro Loco e ASD Bike-Advisor e realtà locali, a Monte Grimano Terme è nato il Brevetto Avventura, un’iniziativa che coinvolge tutto il territorio del comune attraverso il turismo attivo e outdoor. Grazie al ripristino di alcuni sentieri e di altri in programma, da oggi nel nostro territorio è possibile vivere delle vere e proprie esperienze sportive, culturali ed enogastronomiche.

Brevetto Avvenura: come funziona?

  • Ritira e compila in uno degli esercenti del Comune di Monte Grimano Terme, in comune o alla Pro Loco il tascabile con il Brevetto Avventura (è gratis con una consumazione di almeno 5 euro)
  • Cerca nella mappa l’attività che più ti piace tra quelle elencate (Giro in Mtb, Giro in Gravel, trekking, camminata fotografica, camminata culturale)
  • Ogni avventura conclusa merita un bel timbro: Chiedi all’ufficio turistico o al Comune di Monte Grimano Terme
  • Alla fine della tua permanenza a Monte Grimano Terme consegna il tuo passaporto all’ufficio turistico o al Comune di Monte Grimano Terme, riceverai un piccolo regalo per ogni obiettivo raggiunto.

I 5 Passi dell’Avventura

  • GIRO IN MOUNTAIN BIKE
  • BREVETTO GRAVEL BIKE
  • CAMMINATA FOTOGRAFICA
  • TREKKING
  • CULTURA
Servizi Digitali Integrati PR MARCHE FESR 2021/2027
ASSE 1 - OS 1.2 - AZIONE 1.2.2 - Intervento 1.2.2.2 Erogazione finanziamenti a Enti locali per il dispiegamento nel territorio regionale di servizi pubblici digitali integrati.
Importo: 45.000,00 € Titolo progetto: TRAILS DIGITAL MONTE GRIMANO TERME CUP: H71J23001260002 CIG: B46C417071